Soccorso Volontario - Croce Bianca Milano ONLUS sezione Milano Vialba Croce Bianca Milano - sezione Milano Vialba

La nostra storia...

La Croce Bianca Milano e la sezione Milano Vialba

La Croce Bianca Milano fu fondata nel lontano 1907 da Don Giuseppe Bignami, presso la parrocchia di S. Luigi a Milano, e ha infatti recentemente festeggiato infatti il Centenario.

Con il tempo la Croce Bianca Milano si è ampliata, fino a contare oltre 30 Sezioni e Delegazioni in tutta la Lombardia.
Una di queste è la nostra, la Sezione Milano Vialba! La nostra Sezione è stata fondata nel 1958 e ha da poco festeggiato, nel 2008, il suo primo Cinquantenario di attività!

Piccola cronologia:

1907Don Giuseppe Bignami fonda la Croce Bianca Milano
1930La Croce Bianca Milano, come tutte le altre Pubbliche Assistenze d'Italia ( a parte la Croce Rossa Italiana ) viene sciolta per decreto del partito fascista
1945Terminata la guerra, la Croce Bianca Milano viene finalmente rifondata
1 maggio 1958Viene fondata la Croce Bianca Milano - Vialba, come delegazione della Sezione Milano Centro, in via Arsia 7, nel quartiere Vialba alla periferia nord occidentale di Milano
1960Da delegazione diventiamo Sezione della Croce Bianca Milano
1961Inizia il servizio di coordinamento delle ambulanze a cura dei Vigili Urbani di Milano ( numero 7733 )
1 gennaio 1977Viene aperto il distaccamento "Gallaratese" nell'omonimo quartiere
1982Dall'originaria sede di via Arsia 7 ci trasferiamo nel distaccamento "Gallaratese", presso la parrocchia Ss. Martiri Anauniensi, pur mantenendo la storica denominazione di "Vialba"
1992Diviene operativa la centrale Operativa 118 Milano del Servizio Sanitario Emergenza Urgenza
1993Acquisiamo la prima convenzione continuativa "H24" per il servizio 118
2007Si festeggia il primo Centenario della Croce Bianca Milano
2008La nostra Sezione festeggia il primo Cinquantenario di attività

Foto storiche

La nostra storia, raccontata da chi l'ha vissuta

La Croce Bianca Milano sezione Milano Vialba inizia la sua attività il 1 maggio 1958 per volontà del sig. Celestino Boccalari e del sacerdote Don Vittore Beretta, con sede nei locali messi provvisoriamente a disposizione in modo precario dal parroco della parrocchia S. Agnese, Don Michele Raffo.
Oggi raccontare i primi periodi che risalgono a troppo tempo indietro non è cosa facile, ma cercherò comunque di mantenere un ordine cronologico.

Era nell'intento dei due sacerdoti e del sig. Boccalari avviare un'attività in parrocchia che avesse almeno due finalità. La prima è la più sociale: quella di togliere dalla strada giovani di un quartiere molto dismesso dando loro un'attività che avesse un valore umano e cristiano perchè l'Oratorio non bastava. L'altra, dare un aiuto valido al quartiere, un quartiere con una densità abitativa superiore alla media dei quartieri di periferia.

Presentarsi è sempre un'occasione per fermarsi a fare una verifica sulle cose passate e sui progetti futuri.
Perciò questo impegno di scrivere della Croce Bianca lo colgo come una opportunità per fare un punto della nostra situazione. Come sempre, non vi è nulla di nuovo o di diverso e come sempre le cose si ripetono e sono solo i fatti a far parlare di sè. E infatti lo straordinario progresso di cui i giovani di oggi godono non può essere compreso senza la conoscenza di alcune figure di carismatici "padri fondatori" che nel corso del loro fare hanno dato un contributo indispensabile alla crescita di quanto vi è ora a disposizione come fatto compiuto.

La prima sede era davvero pionieristica e a conduzione famigliare ed era situata in un'anticamera della palestra della scuola elementare zonale che fungeva anche da infermeria. E' stata chiamata Bianca Arsia, perchè via Arsia era la via principale del quartiere ed anche ingresso primario dell'Oratorio e di tutto il plesso Opera Pastor Angelicum voluto e creato dal nulla dal sacerdote, che noi chiamavamo "prete commercialista", Don Vittore Beretta. Gli allora primi Militi non avevano esperienza di pronto soccorso, tutti si imparava per esperienza pratica aiutati dal buon senso. Bastava la buona volontà da dedicare, del tempo libero e amore altruistico. Non erano necessari, come ora si richiede, corsi preparatori ed esami da sostenere. Erano davvero tempi diversi!

Dopo alcuni anni, finalmente una sede autonoma. Don Vittore Beretta, compreso l'impegno che richiedeva un tale servizio da dedicare alla comunità ne fece anche una attività parrocchiale e terminata la costruzione della scuola, nel suo retro, a fianco dei laboratori officina, ricavò un'appendice di 3 locali più servizi, centralino, sala per la notturna (con letti a castello) e saletta tempo libero. Le macchine? una sola ed era in prestito dalla Bianca Centro. Le modalità operative era ancora tutte da inventare ma... i tempi maturavano anche per il nostro quartiere. Un certo prof. Canigiula e prof. Petrini della Bianca Centro pretesero e ottennero che anche il nostro distaccamento formasse i suoi militi ad un certo grado (minimo) di professionalità prima di salire in lettiga! (si partecipo ai corsi per soccorritore organizzati dal prof. Staudacher in quel del Policlinico di Milano) Siamo nel 1962.

Degno di essere menzionato era l'atteggiamento anche dei sacerdoti parrocchiani, e di uno in particolare! Don Angelo Bosè (detto Don Sbirulì) meglio definito come assistente spirituale dell'associazione. Ebbene, questi durante le pause degli impegni istituzionali era sempre in sede per catechizzare quanti dei volontari avessero necessità di colloquiare sulla fede cristiana (fondamento dello statuto della Croce Bianca) oltre che sulla nostra finalità umanitaria. Quando il telefono del centralino squillava e non vi era personale sufficiente a formare l'equipaggio, e non vi erano persone al bar Michelotti che potessero fungere da equipaggio provvisorio, non esitava un attimo a sollevare la veste nera da prete e mettersi al volante della lettiga pur sapendo di non essere autorizzato. Il suo motto era "prima chi bisogna e soffre, poi la legge" e scherzosamente aggiungeva "e se serve l'estrema unzione? sono già sul posto!". Nei locali di via Arsia 7 e nel cortile a nostra disposizione per i tempi che erano bisogna dire "GRAZIE" Bianca.

Sarebbero tanti gli avvenimenti da citare che si sono succeduti, ma quello che mi preme sorattutto dire è quanta socializzazione, quanto spirito di corpo, i Militi di allora hanno ricevuto, ma anche dato. La Croce Bianca non era solo il luogo dove si andava a prestare del volontariato ma anche il luogo di riunione di amici, punto di ritrovo e di partenza prima di andare a divertirsi. Dalla propria casa si passava in Bianca, se non serviva la nostra presenza allora si andava a spasso. O magari, con tavolini fuori dalla sede, si rimaneva ore a giocare a carte in attesa di eventi.

La nostra sezione è stata insignita della medaglia al merito dalle autorità cittadine per un intervento che merita menzione. Siamo nel 1966, in Bianca suona l'emergenza: è precipitato un aeroplano a Vergiate, in provincia di Varese, è buio ma il tam tam è puntuale! Le lettighe erano diventate tre, e con personale persino in soprannumero dopo un'ora eravamo sul posto - l'aereo però era caduto in montagna, il temporale era cessato, ma comunque non era facile nella boscaglia salire portando la barella. I bagliori dell'incendio causato e l'odore acre di morte erano un indirizzo preciso purtroppo. I nostri "Bianchini" rimasero sul posto per ben 48 ore a fare la spola senza cambio e qualcuno anche senza mangiare. Un nostro equipaggio si fece notare in modo particolare (Fella, Bonomi, Allai), rimanendo sul posto per 3 giorni. Entrambi purtroppo non sono più fra noi. Uno, il Fella è fra i soci fondatori.

I nostri "Bianchini" purtroppo l'odore della morte dovettero sentirlo ancora, infatti li troviamo per una decina di giorni a rimuovere cadaveri nel terremoto del Friuli - a Gemona i primi cadaveri degli Alpini della caserma Julia, schiacciati dalle macerie degli stabili della caserma.

Siamo in piena ascesa e nel 1968 diventiamo autonomi. Le lettighe sono salite a 6, i volontari a 110 e 4 sono gli stipendiati, anche la sede è migliorata, siamo addirittura in grado di festeggiare il primo decennio di attività.

Primo Comandante è stato il sig. Lino Maineri e dobbiamo essergli riconoscenti, non solo per quanto ha fatto nei panni di Comandante ma anche quale benefattore nei momenti di bisogno economico. La nostra Associazione è ora organizzata in 9 squadre, con Comando e Consiglio di Sezione e un organico di tutto rispetto: anche la nostra consorella Bianca Centro denota meraviglia e invidia (nel senso buono) del nostro fare e riuscire. Nel nostro quartiere vi è anche motivo di orgoglio non solo per il servizio prestato ma anche per i meriti sportivi che la nostra squadra di calcio con i colori associativi Bianco Azzurri guadagna vincendo un importante torneo zonale oltre a quello di tutte le croci confederate.

Il tempo è maturo! su insistenza dello scrivente il Consiglio accetta la proposta che anche personale femminile possa entrare nel Corpo Militi Volontari e guidare la lettiga: siamo nel 1970 (sembra anacronistico citarlo ora) ma... allora era così. Pensate che le Assicurazioni non volevano accettare polizze per situazioni del genere.

La Croce Bianca non solo ha formato in noi dei valori ma anche il carattere per superare tante difficoltà e comprendere la sofferenza nell'ambito del sociale, ma non è tutto! Ha formato anche sane coppie-famiglia, come è giusto che sia. Infatti non sono pochi i matrimoni che hanno consacrato una felice unione fra Milite e Ausiliaria. Anch'io sono fra essi e lo riconosco come un debito favorevole alla Croce Bianca.

Ma proseguiamo nella cronistoria. Perchè non è sempre oro quello che luccica! Alti e bassi e nuvoloni burrascosi ne abbiamo avuti.

In un momento di crisi finanziaria e ridotti a sole 3 ambulanze in precarie condizioni, il Comandante del Corpo Militi veniva illuminato da un'idea, radunava i suoi ragazzi e lanciava l'idea di scrivere a Sua Santità Papa Paolo VI (Cardinale Montini di Milano) se potesse donarci un'ambulanza.
Tale idea era balenata dal sapere che Sua Santità una volta l'anno sotto le festività di Natale si recava in Sede Centrale per una messa a favore dei volontari.
Passarono alcuni mesi e un bel giorno (siamo nel 1972) una telefonata dalla Curia di Milano chiedeva del nostro Comandante Giannini firmatario in testa della richiesta, comunicando che il Papa aveva dato l'ordine di esaudire quanto sperato. Fu così che la Croce Bianca di Milano Vialba ebbe l'onore per alcuni anni di effettuare servizio nella città di Milano con un'ambulanza che sulla culatta esterna portava la scritta "donata da Sua Santità Paolo VI". Un orgoglio nostro e di tutta la famiglia della Croce Bianca Milano.

Ricordiamo molto volentieri anche il Cav. Gazzaniga Gottardo venuto da noi dalla Bianca Centro nelle vesti di "Commissario" su mandato del Consiglio Generale per far luce su una conduzione amministrativa distorta e per altri fatterelli non piacevoli da menzionare. Il Cavaliere doveva sondare se esistessero ancora i requisiti di base per poter proseguire l'attività perchè strada facendo si erano persi quei valori che erano stati artefici di un percorso tutto in salita. Non è stato facile risollevarsi, ma la costante presenza e la perseveranza dei suoi consigli e presoci lui per mano, hanno fatto si che tutto si risolvesse per il meglio! Il suo interessamento e la sua dedizione erano state tanto grandi e tali che egli stesso decise di rimanere "dei nostri" anche dopo il suo mandato. E' stato nostro presidente prima attivo poi onorario.

Da ricordare proveniente dalla Sede Centrale anche un grosso contributo dell'Ing. Cestari, con consigli e aiuti. Un altro lampo di grandissimo aiuto lo avemmo da Don Agostino Cerri, che ebbe in gestione l'Opera Pastor Angelicus. Anche egli era stato informato male sul nostro operato e sui giovani frequentatori della nostra sede.
In breve tempo, frequentando la nostra associazione si ricredette e addirittura iniziò a partecipare appena possibile come autista al servizio di Pronto Soccorso. Si innamorò talmente di questa attività che non appena ebbe ricevuto dai suoi superiori l'ordine di recarsi a Giussano per diventarne parroco dopo la morte del titolare, per prima cosa un volta lì fondò la sezione di Giussano della Croce Bianca Milano.

Crasmarri Teodoro! Chi è costui verrebbe da dire? Ebbene fra le persone che hanno fatto la storia negli annali della Croce Bianca Arsia nessuno meglio di lui meriterebbe il posto di "primo piano". Ho già detto da qualche parte che io sono bisognoso di tempo prima di buttarmi a capofitto in una decisione. Quando venni in Croce questo tizio c'era già ma la sua vita era una di quelle particolari, era un tutt'uno tra la Croce Bianca e l'ambiente ove dormiva (non era una abitazione. Era un misto tra un laboratorio e magazzino, retro della chiesa, e luogo ove era la sua "privanci-casa"). Quello che ho dentro di me della sua persona sarebbe sufficiente a scriverne per 1000 pagine tanto era ricco dentro e tanto era strano. Teo! lo chiamavamo semplicemente Teo. La mia squadra era la 10a, quindi il turno era ogni 10 giorni sera e notte ma... essendo del quartiere, bazzicavo in sede anche nei tempi morti e questo "signore" era sempre presente! La domanda sorgeva spontanea... chi è questo qua! Non era un Milite ma si occupava del centralino, ci teneva la "casa", non vi era un'amministrazione vera e propria. Sapeva di meccanica (riparava macchine, lettighe, la radio operativa e guasti elettrici) insomma sapeva e faceva di tutto. Le ore passate con lui in breve tempo erano fiumi di parole. Non era "Cristiano nella fede" e... il nostro ambiente e lo statuto lo richiedevano, ma in tutto, anche in quello, è stato "carismatico". Il suo strano modo di vivere era quasi da "clochard", non aveva una famiglia (almeno qua in Italia) già, perchè era proveniente dalla Romania... "Rumeno", anche su questo termine quante ore di discussione. Infine direttamente e indirettamente seppi che era rifugiato politico, aveva ottenuto ospitalità tacita fra i 5 preti della parrocchia e si adattava al nostro vivere nella società mescolandolo alla sua mentalità. Dai suoi album di foto si evidenziò essere stato Capitano di Aviazione con compiti speciali che per motivi segreti dovette fuggire dal suo paese. Nei suoi ambienti faceva ripetizioni di alta matematica a quei pochi studenti universitari allora della zona. Ma perchè la Croce Bianca gli deve tanto? Tanti come me gli devono: ricordo, onore e rispetto. Come ormai sapete la Croce Bianca aveva sede fra un oratorio e un plesso scolastico regionale, una scuola per formazione di futuri tecnici che vivevano in un istituto lontano dalla famiglia e quindi anche bisognosi di un ambiente socializzante come la Croce Bianca e di una figura confortante in sostituzione della figura paterna. Il nostro Teo, è stato anche questo. La 5a squadra serale era formata esclusivamente da detti ragazzi, 18-19 anni, che venivano in Croce per il solo fatto di fare "qualche cosa" però in un certo modo, e dopo aver conosciuto il Teo, anche con una finalità ben definita. Il Teo e Don Vittore erano anche in lotta continua per una moralità di condotta sia amministrativa che di ambiente cattolico. Il primo, era determinato; suo e primo valore da era quello "umano". In questo io ho tratto molto dal suo modo di essere e di volere (e gliene sarò sempre grato).
Un certo anno... eravamo ormai conoscenti di tutto uno dell'altro, gli chiesi: Teo dove passi il Natale? silenzio... Vieni da me, mi faresti un bel regalo con la tua presenza, non serve nulla e non portare niente basta la tua persona. Era di una tale discrezione e umiltà che per sfuggire al mio volere si presentò come suo solito con un certo ordine e indifferenza (per non dare nell'occhio) con sottobraccio un giornale sciupato, ma... quando fu entrato e già con le gambe sotto il tavolo espose che doveva fare un omaggio alla signora di casa, mia madre, e da quella carta di giornale uscì fuori una figura di Madonna, una icona non originale ma gradevole e proveniente dalla sua terra. Era riuscito ad evadere gli abitudinari crismi degli obblighi di ospitalità con una pacatezza e una semplicità che sono tipici di chi è "grande dentro"! era logico che il colloquio a tavola non potesse essere che sulla sua vita e la Croce Bianca. Ai convenevoli saluti di congedo (con le lacrime agli occhi) aggiunse: oggi sono stato anch'io in famiglia, anche questi momenti sono valori umani che condividiamo!
Sembrerebbero appunti tratti da uno dei romanzi di De Amicis, ma io dico: era un normale comportamento da Croce Bianca di allora. Tutti quelli che sono passati dalla Croce Bianca con qualche mansione hanno beneficiato di suoi suggerimenti, consigli o più semplicemente del suo comportamento! Povero fuori ma ricco dentro, non mi stancherò mai di ripeterlo. Il tatto di una sua osservazione era difficile da mettere in discussione. Anche quando, come è inevitabile che sia in un ambiente frequentato da più persone, capitava un bisticcio, a risolvere la questione era sempre il Teo, non il prete che non era sempre presente, non la gerarchia che pure finalmente cominciava a funzionare, ma lui il nostro vecchio Teo, con quel tatto umano che sapeva quasi sempre tirar fuori al momento opportuno.


Gilberto Giannini
Italo d'Alesio

Croce Bianca Milano ONLUS sezione Milano Vialba - Associazione Volontaria di pronto soccorso e assistenza pubblica
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